Report Approfondimenti

Benvenuti su Marte. Se attingete citate l'autore: Maria Trozzi

Sulmona. Incursione aerea del 30 maggio 1944

Scoprono la lapide, Mariolina Caroselli Di Bartolomeo e Raffaele Bonitatibus, superstiti dell’eccidio

In foto Mariolina Caroselli Di Bartolomeo e Raffaele Bonitatibus

Prima commemorazione delle 52 vittime del mitragliamento aereo degli inglesi nel centro storico del Capoluogo Peligno

E’ la prima cerimonia in memoria dei caduti, di quel giorno, sotto il fuoco amico. La commemorazione delle vittime e l’inaugurazione di una lapide a ricordo hanno segnato la giornata in cui ricorre l’eccidio del 30 maggio 1944, costato a Sulmona 52 morti e oltre 100 feriti. La commemorazione è stata fortemente voluta da Ennio Pantaleo, il più giovane dei partigiani che a soli 14 anni scelse di combattere nella Brigata Maiella. Quel venerdì di 70 anni fa, passato mezzogiorno, dei caccia angloamericani mitragliarono la città già piegata dal bombardamento di agosto (27.8.1943). Le forze aeree alleate colpirono stranamente piazza Garibaldi, piazza Carmine e Largo Faraglia. La tragedia è stata commemorata prima in aula consiliare con i saluti del sindaco di Sulmona, Giuseppe Ranalli, del vice sindaco di Pettorano sul Gizio, Pasquale Franciosa, del Presidente del Consiglio comunale, Franco Casciani e, a sorpresa, la testimonianza di un artigiano sulmonese, elettrauto in pensione, Enrico La Civita che all’epoca dei fatti aveva solo 11 anni, sopravvissuto. Poi palazzo san Francesco si è zittito. Tutti presi dal racconto dell’avvocato Lando Sciuba una descrizione lucida, chiara e implacabile di quell’orrore. Quel giorno la morte non ha guardato in faccia a nessuno, violenta ha colpito degli innocenti: bambini, donne, anziani e uomini.

la lapide, opera dell’artista sulmonese Nunzio Di Placido

La lapide, opera dell’artista sulmonese Nunzio Di Placido

A mezzogiorno, in Largo Faraglia, è stata inaugurata la lapide, opera dell’artista sulmonese Nunzio Di Placido. La lapide è stata scoperta dalla signora Mariolina Caroselli Di Bartolomeo e dal signor Raffaele Bonitatibus, superstiti dell’eccidio.

Per la cerimonia in Largo Faraglia ha prestato servizio un picchetto d’onore degli Allievi del 168° corso di Polizia Penitenziaria, presso la Scuola di formazione e aggiornamento di Fonte d’Amore. Sindaco e Presidente del Consiglio hanno sottolineato il valore di queste cerimonie: “Omaggio alle vittime dei tragici fatti che segnarono l’epoca dell’occupazione tedesca, dal 1943 al 1944 ed a trasmettere ideali e valori di democrazia e libertà alle giovani generazioni, sollecitando la loro attenzione e la memoria sulla storia di quel tempo doloroso ma ricco di speranze e di tensione verso l’avvenire”.

Il Capoluogo Peligno tra il 1943 e il 1944. Intervento in aula consiliare dell’avvocato Lando Sciuba, già sindaco della città di Sulmona.

“Consentite, prendendo la parola, in questa sala consiliare che è il simbolo della tradizione civile e della civiltà culturale e politica della nostra città e del suo circondario ..      continua a leggere l’intervento

Erano rimaste in un cassetto per settanta anni

Le lettere erano rimaste in un cassetto per settanta anni


Lettera d’amore sotto le bombe del 1944. La vita continua ne è testimone il tenero affetto, nonostante i difficili momenti del 1944, nutrito per il suo amato da Elvira Del Nunzio, spentasi il 1 novembre del 2009. La lettera della Signora è piena di tenerezza e viene inviata al fidanzato, l’avvocato Guido Colaiacovo allora residente a Pratola Peligna (Aq). Elvira e Guido sposeranno il 30 dicembre 1944, proprio nella chiesa del Carmine. Poi faranno un viaggio di nozze da Sulmona a Pratola Peligna con un taxi noleggiato dalla ditta Desiderio. A Sulmona torneranno solo nel 1955 per vivere, da quel momento, nella casa di via Barbato. L’avvocato Guido Colaiacovo attende l’autunno per scrutare il mondo dall’alto dei suoi 100 anni, senza mai dimenticare il 30 maggio 1944. Per la dolcissima lettera della sua sposa, dopo 70 anni, si scioglie il voto del segreto e così a leggerla in aula consiliare, questa mattina nel corso della cerimonia di commemorazione, è Patrizia Salvatore:

Lettera di Elvira

“Grazie, Guido, dell’affettuoso interessamento e delle premure avute per me_ sei stato proprio gentile ed io te ne sono infinitamente grata_

Noi siamo tutti salvi, anche questa volta Dio ci ha protetti, ma abbiamo passato dei momenti indescrivibili_

Pensa che io ero in farmacia e mi accingevo ad andarmene a casa proprio quando è incominciato quell’inferno ed il tratto che avrei dovuto percorrere è stato il più colpito_ Non ti dico poi che cosa ho passato fino a quando non ho potuto riabbracciare i miei, sapendo che proprio Piazza del Carmine era stata bombardata_

Lettera di Elvira Del Nunzio al suo fidanzato Guido Colaiacovo

e avessi visto che scena lungo la strada, le ho sempre davanti agli occhi e son sicura che me ne ricorderò fin che vivrò_

Ora son seguiti giorni pieni di incubi, di tristezza e di scoraggiamento _ tutt’intorno c’è uno squallore e un silenzio che atterriscono_ si sente proprio che è passata la morte_ Molti sono andati in campagna_ noi non ci siamo mossi affatto _ in quale posto potremmo trovare un po’ di serenità e di sicurezza? Ci rimettiamo solo alla volontà di Dio, non ci resta altro da fare_  Tu non essere imprudente, non venire a Sulmona, tanto non riusciresti a vedermi perché sono sempre in casa, mi è venuto il terrore di uscire e di allontanarmi dai miei anche per pochi minuti _

Lettera di Elvira Del Nunzio al suo fidanzato Guido Colaiacovo

Lettera di Elvira Del Nunzio al suo fidanzato Guido Colaiacovo

Non so a chi consegnare questa mia per fartela avere al più presto, secondo il tuo desiderio; tutti sono terrorizzati e nessuno vuole allontanarsi da Sulmona, anche quelle persone che venivano giornalmente a Pratola _ ad ogni modo farò tutto il possibile e tu non attribuirai a trascuratezza da parte mia il ritardo con cui ti giungerà_

Ancora infinite grazie – moltissimi saluti ed auguri

                                       Elvira

Da Sulmona il 4 giugno del 1944


L’inferno, il 30 maggio 1944, arrivò dal cielo. L’avanzata alleata sulla penisola raggiungeva le porte della città, con l’esercito tedesco che stava lasciando la valle Peligna. Un epilogo tragico per Sulmona, visto che la guerra stava per finire, 4 anni di ostilità che avevano stremato una grandiosa comunità. A distanza di quasi un anno dal massacro del 27 agosto 1943, alla stazione ferroviaria di Sulmona (Aq) il bombardamento aereo anglo americano causò più di 100 morti, in quest’ultima pesantissima incursione aerea di fine maggio rimasero uccise  52 persone. Ed il pericolo di un altro bombardamento si ripropone qualche tempo dopo quando gli aerei degli alleati spunteranno dal monte Morrone.

Foto Maria Trozzi

Enrico La Civita, sopravvissuto al bombardamento del 30.5.1944

“Io ero là” scatta in piedi un anziano signore, tra il vociare dell’aula consiliare affollata. Il suo nome è Enrico La Civita, artigiano sulmonese – elettrauto – oggi in pensione, sopravvissuto all’eccidio. Col padre a mezzogiorno e dieci del 30 maggio 1944 si trovava proprio in piazza Garibaldi, una delle aree più martoriate dagli aerei alleati che avrebbero dovuto colpire, a quanto sembra, piazza XX Settembre, l’obiettivo era il ristorante Italia. Questo perché in radio, non si sa da chi partì l’avviso, era stato comunicato che proprio nel ristorante di piazza XX Settembre fossero radunati, quella mattina, gli ufficiali dei reparti comandati dal generale Albert Kesselring ed era presente anche il Feldmaresciallo tedesco pronto a lasciare Sulmona, ripiegando sulla linea Gustav, seguendo la tattica della ritirata lenta e progressiva per arginare l’afflusso delle armate alleate a Nord. Da solo e con pochi uomini fidati il comandante in capo del fronte Sud era riuscito a mettere in difficoltà gli anglo americani con la strategia, terra bruciata, che seminava morte, orrore e terrore soprattutto tra le popolazioni dell’entroterra abruzzese vicine alla linea di fuga. Nel mitragliamento del 30 Maggio 1944, per un errore, è probabile, gli aerei alleati scambiarono piazza Garibaldi per piazza XX Settembre e colpirono uccidendo più di 50 civili innocenti, al momento, molti altri moriranno nelle settimane successive per le ferite riportate a causa del mitragliamento. Due giovani, il dott. Enzo Piconi e l’ing. Enrico Dorrucci, trovarono rifugio a piazza XX Settembre, nel ristorante Italia famoso per la sua pensilina in stile liberty, un tempo sito a destra guardando la statua di Ovidio, e nel locale si trovarono innanzi una scena agghiacciante: un cumulo inanimato di uomini in divisa. Schierati a muraglia, gli ufficiali tedeschi avevano fatto da scudo umano al generale per cercare di proteggerlo, sino all’ultimo respiro. Non si può dare molto credito all’ipotesi secondo la quale il generale tedesco era già partito con un convoglio quando mitragliarono Sulmona perché i due illustri sulmonesi riconobbero Kesserling all’istante. Ritroveremo il Feld Maresciallo subito dopo a Roma e ancora quando rimase coinvolto in un incidente lungo la linea Gotica, il 25 ottobre 1944, la sua vettura fu colpita, ad un lato, da un pezzo di artiglieria e Kesselring sarebbe stato ferito seriamente alla testa e al viso tanto da poter tornare al comando solo nel gennaio del ’45.

Ad 81 anni il signor La Civita ricorda, come fosse ieri, quei tragici avvenimenti e viene invitato al tavolo dei relatori per testimoniare dei fatti di quel giorno. Ha la voce tremante, ma il ricordo è chiaro sul bombardamento del 30 maggio 1944. Le sue parole aggiungono qualcosa in più alla ricerca, alle numerose scoperte che gli intellettuali più sensibili della comunità sulmonese hanno assicurato dall’oblio, in questi anni, per fare luce sui protagonisti, sui fatti e sulle vittime di quelle ore spaventose.

La testimonianza. Enrico, appena undicenne, è con il padre nei pressi di largo Faraglia, sta per entrare in piazza Garibaldi quando sopraggiungono gli aerei degli alleati. Nel caos del momento, i due trovano rifugio in una casa a quel tempo edificata sull’acquedotto medioevale della piazza. Enrico La Civita ricorda: “Però lì per lì si pensava che non era niente_ niente allarme, le sirene non suonarono quel giorno, a quanto pare l’allarme antiaereo non veniva più azionato perché le minacce erano all’ordine del giorno, conferma anche Ennio Pantaleo _ Ci stava quel signore che gli avevano tagliato la gamba e il nome io non me lo ricordo; quello diceva <no no io voglio uscire, voglio uscire, voglio uscire> è uscito. Papà per chiudere questa porta è stato ferito alla gamba e quel signore, per uscire, purtroppo è stato ferito. T’immagini, la confusione! A papà usciva tutto quel sangue. Non si è potuto portare all’ospedale (SS Annunziata su corso Ovidio nda) perché lì ci stavano dei feriti più gravi di papà. Andammo a casa e chiamammo il dottor, Circone, Ciccone che quello era il dottore del carcere di san Pasquale (attiguo alla chiesa di Sant’Antonio, nella struttura che oggi ospita l’Archivio di Stato nda). Era venuto a casa e vide che la ferita che era abbastanza penetrante perché la scheggia era entrata al polpaccio della gamba ed era uscita all’altro lato. Il dottore l’ha medicato, l’ha pulito ed io praticamente tremavo ancora per la paura. Effettivamente non mi sono mai trovato a 11 anni con un problema di quella gravità. Per arrivare a casa ci abbiamo messo quasi un lampo. Purtroppo nel percorso io non ho potuto vedere la piazza perché abbiamo cercato di scappare. Poi mi era venuta la voglia di raccogliere una scheggia di quelle che stavano a terra però era infiammata. Era bollentissima! Però sa, da ragazzo volevo avere un ricordo di questa situazione e purtroppo l’ho dovuta lasciare immediatamente. la storia è questa e adesso rinnovando questo passato..  mi sento .. non mi sento bene!” Si avvicinano all’81enne, stremato dal ricordo, il primo cittadino Ranalli e l’avv. Sciuba che cercano di confortarlo e dargli coraggio abbracciandolo commossi. Maria Trozzi


Lando Sciuba relazione Cerimonia di commemorazione del 70° anniversario del mitragliamento del centro storico di Sulmona (trascrizione intervento mtrozzi)

“Consentite, prendendo la parola, in questa sala consiliare che è il simbolo della tradizione civile e della civiltà culturale e politica della nostra città e del suo circondario, io profanando il protocollo mi rivolga prima ancora che al sindaco e al Presidente del Consiglio comunale e del Comitato promotore, ai cittadini di questa città e di questo circondario che sono stati i protagonisti più autentici e più puri, più coraggiosi nella loro disperazione e nella loro costanza di quello straordinario periodo della nostra storia che va dal primo bombardamento alleato sulla stazione di Sulmona e sugli impianti industriali di Pratola, il 27 agosto 1943, fino al mitragliamento di piazza Garibaldi che il 30 maggio 1944, esattamente 70 anni or sono, e che attraverso ulteriori incursioni aeree e attraverso ulteriori gravi vicende, andranno poi a concludersi definitivamente con l’entrata in città delle prime vampate di quella che fu la storia che conosce la Brigata Maiella che a Sulmona si consolida e si struttura come organizzazione tipicamente militare e, caso unico nella storia del secondo conflitto mondiale, decide di proseguire la lotta affianco degli alleati e dell’esercito italiano, in corso di ricostituzione con un corpo italiano di liberazione che arriverà sino alla liberazione di Bologna, meritando la medaglia d’oro al valore militare.

In cerimonie come queste c’è sempre il rischio di convenevoli di circostanza, di apparenti elucubrazioni storiche che vanno a rievocare fatti e personaggi, schematismi culturali con tecniche politiche, ma oggi l’intervento di Enrico La Civita e la lettura della lettera della signora Colaiacovo, hanno riproiettato questo consesso in una dimensione etica ed umana che ci scuotono profondamente, ci commuove, ci onora e che rappresenta il primo valore raggiunto oltretutto assolutamente accettato e per ciò ancora più bello e più apprezzabile di questa giornata.

Settanta anni fa, come già si è detto, le sorti del conflitto si erano ormai andate delineando in senso assolutamente sfavorevole per l’esercito tedesco. Oramai in ritirata, non disordinata, ma rigorosamente programmata secondo il sistema delle linee che nella nostra zona avevano conosciuto la loro più pesante espressione nella linea Gustav, lungo la quale la logica ferrea, nibelungica (non com. feroce, cupamente tragico, come l’ambiente e i personaggi delle leggende nibelungiche .. da Nibelunghi nome dato dalla tradizione germanica a una stirpe mitologica di nani che viveva sotto terra e conosceva i segreti della fusione del ferro ndt) del maresciallo Kesselring aveva imposto il principio della terra bruciata ed ecco quindi, lo devo dire perché siamo a Sulmona, l’eccidio di Pietransieri (Aq), l’eccidio di Sant’Agata di Gessopalena (Ch), i morti, le fucilazioni, gli omicidi che caratterizzano la storia di tutti i paesi del nostro circondario. Vi è una iniziativa in atto di cui parecchi cittadini di Sulmona non possono rendersi conto che quelle operazioni vengono condotte a calar del sole quando è già scattato il coprifuoco. I tedeschi stanno concentrando i loro morti nel cimitero militare che hanno istituito affianco, a lato, del cimitero monumentale di Sulmona e che poi nel ’56 ’57 sarà ..unito, perché tutti i caduti e tutte le vittime saranno poi concentrate nel cimitero di Cassino. Cimitero nel quale, oltretutto, verrà sepolta l’unica donna caduta con le forze armate tedesche e che per colmo d’ironia si chiamava Italia.

Si era oramai in presenza di segni inequivoci della ritirata perché secondo una logica, direi addirittura incredibile, si stavano definendo le varie pratiche amministrative con il Comune di Sulmona che aveva ritirato fatture in conto spese per lavori e per opere che erano però significative della imminenza della ritirata. Nel momento in cui si delineava questo scenario di ritirata si profilava il rischio peggiore e più atroce che questa città abbia mai conosciuto: la sua totale distruzione in omaggio al principio della terra bruciata. Tant’è che risultava ufficialmente ad alcune autorità, tra cui il Vescovo di Sulmona, Luciano Marcante, che i minatori della Wehrmacht (Wehrmacht (trad. in italiano “Forza di difesa”) è il nome assunto dalle forze armate tedesche con la riforma del 1935 e per tutta la durata della seconda guerra mondiale) avrebbero dovuto minare tutte le case lungo il Corso e le Circonvallazioni, in modo tale che le truppe alleate non avessero a trovare il benché minimo ospizio, il benché minimo ausilio in questa città. E allora va ricordato in questa sede, in cui fu poi conferita a questo presule la cittadinanza onoraria, il colloquio drammatico che nella sede del comando tedesco si ebbe tra questo ufficiale, di religione cattolica, e Monsignor Luciano Marcante che si presentò a lui in abiti talari e gli disse: “Che cosa pensate che le rovine di questa città possano mai fermare l’avanzata delle truppe alleate”. E in un colloquio che poi si risolse in un tête-à-tête tra sacerdote e probabilmente il fedele lo convinse ad operare contro la rovina turbe ..in maniera sensibilissima la portata di questa opera distruttiva. E questo sarà poi alla base dell’iniziativa della polizia militare inglese di estorcere al Monsignor Marcante la notizia del luogo in cui era custodito, secondo una certa interpretazione .., questo capitano tedesco e che portò addirittura il rischio della cattura del presule che determinò l’intervento del Comando generale dell’Arma dei Carabinieri, presso il Presidente del Consiglio, perché in qualche modo, sul piano diplomatico, si arginasse questa iniziativa folle. Il 30 maggio del 1944 era un giorno di venerdì. In piazza vi erano ancora alcuni baracconi della giostra, erano rimasti lì perché non sapevano dove altro andare. Vi ricordate il film Polvere di Stelle quando alla stazione di un paese ideale d’Abruzzo l’alto parlante annunzia che il bombardamento della stazione di Sulmona ha bloccato le linee, ha paralizzato tutto, tutti i programmi sono saltati? Manifesto diramato da KesselringKesselring quella mattina era a Sulmona, tiene presso il ristorante Italia questo incontro con gli ufficiali comandanti dei presidi dei reparti che operano lungo la linea Gustav perché la ritirata deve obbedire a determinate regole e determinati principi che devono essere un ripiegamento organico in quanto presso i comandi tedeschi, a Berlino, è prevalsa la tesi di Kesselring rispetto a quella di Rommel ( Erwin Johannes Eugen Rommel generale tedesco durante la seconda guerra mondiale ndt). Per cui la ritirata deve essere lenta e progressiva in modo da arginare un rapido afflusso dell’armata alleata a Nord.. Kesselring si trova al ristorante Italia. E’ partito il messaggio, attraverso una radio, attorno alla cui ubicazione si lavorerà a lungo, opererà la polizia giudiziaria perché, apro una parentesi, si dirà che addirittura è stata una suora che si ricorda per la sua opera di carità cristiana presso la popolazione di Sulmona, presso i 30 mila sfollati che qui sono arrivati da tutta Italia. Si chiamava suor Pia Bafile era della Dottrina Cristiana.. venne fuori la voce che fosse stata lei. In quelle stesse giornate sarà il Brigadiere Sigismondi che era uno dei pochi superstiti di quello che era stato il Commissariato della Pubblica sicurezza che aveva sede qui appena qualche portone più indietro (su via Mazara ndt), che la interrogherà in via formale incartando la sua sdegnata reazione di non avere mai posseduto o utilizzato una radio e comunque di non aver mai potuto inviare un messaggio di questo genere. Sono le 12 e 5 le 12 e 10 quando il sibilo degli apparecchi squassa la pace di questa città che si prepara …niente recupero della libertà. In un battibaleno all’interno del ristorante Italia, secondo qualcuno, il convoglio era già partito, Kesselring era già andato via, ma le testimonianze sono consistenti nell’altro senso. Nel momento nel quale ci si rende conto che sta per scatenarsi un attacco  gli ufficiali tedeschi presenti si schierano a muraglia  ..in modo da coprire completamente e da proteggere questo generale dell’aviazione che praticamente da solo, con poche truppe, aveva fermato le armate alleate, lungo questa linea Gustav con il concorso e l’aiuto, veramente disperato, di un migliaio di fedelissimi. [voce fuori campo ..quello c’ha salvato]. Due giovani che si trovano a piazza XX Settembre e sono il dottor Renzo Picconi che aveva sposato la figlia di Giovanni Pansa, esponente nobilissimo della tradizione culturale dell’800 abruzzese, e l’ingegnere Enrico Dorrucci, il nipote di don Leopoldo Dorrucci, uno dei maggiori protagonisti della storia di Sulmona e assieme a Panfilo Serafini il maggior esponente del risorgimento sulmonese, tentano di rifugiarsi all’interno del ristorante Italia notando, ve lo ricordate il ristorante Italia con la celebre pensilina liberty a piazza XX Settembre, notando questo groviglio di corpi, alla domanda  di che cosa sia successo, di quale significato abbia quella muraglia umana, vengono a sapere e si rendono conto perché alla fine lo individuano, lo riconoscono che il comandante Kesselring si trova lì e che i suoi uomini lo hanno protetto.

Gli aerei hanno come obiettivo, secondo le indicazioni che avevano ricevuto, piazza XX Settembre, ma operano e agiscono, nelle prima ondata, direttamente su piazza  Garibaldi. A lungo si è discusso di questo errore, della assurdità di questo errore, sostenendosi che una piazza come piazza XX Settembre fosse assai più facilmente identificabile rispetto a piazza Garibaldi e la storiografia locale si è trascinata con questa affermazione oramai consolidata. Quando 25 anni fa, 20 anni fa, un’emettente locale Videoesse realizzò un servizio con un elicottero su Sulmona ripresa dall’alto, secondo la direttiva di marcia San Panfilo-Porta Napoli. Quando l’elicottero superò, e l’elicottero va ovviamente ad una velocità assai più modesta per quanto possa essere quella di un caccia, entrò nel tratto d’area sovrastante piazza XX Settembre, nel momento stesso in cui era entrato in quell’area l’aveva già superata, perché piazza XX Settembre è un piccolo spazio. Per cui non solo non potettero percepire che quella potesse essere la piazza, non solo non potettero rendersi conto che quella che era stata indicata come una bancarella, ovviamente una tettoia, era la struttura in vetro della vecchia pensilina, ma si trovarono immediatamente a contatto con lo scenario di piazza Garibaldi che era diverso da quello attuale. Perché l’acquedotto era coperto per gran parte dei due complessi. Uno dei quali faceva parte della famiglia Ruggeri, l’altro era una struttura in cui da un lato vi erano i bagni pubblici, mi ricordo questa enorme scritta Latrine pubbliche,  E dall’altra abitava, da un ingresso da largo Nunzio Federico Faraglia, la famiglia dell’avvocato Ercole Tirone. E iniziò in quel momento il mitragliamento investendo con questo fuoco tremendo un gruppo numerosissimo di uomini, di persone che si trovavano, di fronte, all’ingresso di Santa Chiara perché a Santa Chiara era stata trasferita una parte degli uffici del Comune dopo che il 26 ottobre del 2043 si ebbe l’unico bombardamento notturno e andò distrutto il Cinema Teatro Caracciolo e, come ricorderanno anche diversi, si consumò il sacrificio della famiglia Rapone.  Non è immaginabile ciò che accadde in piazza Garibaldi. Un esempio più atroce e più impressionante emerge dalla testimonianza di uno sfollato. Erano tutti sfollati… Erano due persone anziane che cominciarono a correre, possiamo dire dopo 70 anni, loro mi perdoneranno, ed era una cosa goffa, ansimante, senza una direzione precisa. Una scheggia decapitò di netto quest’uomo che si chiamava Gioacchino Casciato il quale, decapitato, continuò con uno sforzo di coordinamento della propria muscolatura e del proprio sistema nervoso a correre per circa 5-6 minuti fino a ché si accasciò al suolo.

Io saluto con particolare commozione tre persone: la Signora Mariolina Caroselli Di Bartolomeo, moglie di Paolo Di Bartolomeo, indimenticato sindaco di questa città a cui è dedicata la lapide infondo a questa sala, che in quella circostanza rimase gravemente ferita e perse la madre e il fratello. I Signori Raffaella e Attilio Giampaolo.Saluto con fraterno affetto perché ci conosciamo da allora e abbiano frequentato l’asilo, le scuole elementari assieme, Lillino Bonatibus. Lillino Bonatibus aveva, credo, un anno un anno e un mese, era nella sua carrozzina. La madre e la zia erano arrivate da Pettorano, Carmelina e Bianca Spagnolo per i pochi acquisti che la difficoltà del momento poteva consentire erano entrate nella drogheria Pelino che si trovava a ridosso, esattamente nel punto in cui oggi scopriremo la lapide, in quelli che erano i cosiddetti Tre Archi.

L’acquedotto era scoperto in quel punto pertanto le tre arcate si chiamavano i tre archi. Quando iniziò il mitragliamento le due ragazze uscirono di corsa e fecero scudo, con il loro corpo, a questo bambino. La Signorina, la professoressa  Mariella Di Tommassetti che molti ricorderanno per la sua umanità e il suo impegno, per la sua appassionata testimonianza di cultura in pratica mi disse che non riusciva a trovare queste due amiche. E allora fu indirizzata all’ospedale e trovò ciò che rimaneva di queste due ragazze e disse queste testuali parole: “Un letto di sangue”.

Saluto ancora Ugo Calore, il papà si trovava in piazza, fu gravemente ferito, tentò di correre salvando il salvabile verso l’ospedale, ma evidente l’emorragia in atto lo travolse, perse i sensi e non riuscì egualmente a salvarsi. In questo attacco morì una ragazza, Angelica o Angelina Di Gregorio, una ragazza bellissima. I giovani di Sulmona sfilarono davanti alle sue spoglie per ammirare, una ultima volta, la bellezza che la morte aveva rapito. L’ing. Guido Conti che era l’ingegnere capo del Comune e Filippo Di Renzo furono gravemente feriti in piazza. Una bomba esplose, o meglio ancora uno spezzone, e questa è rimasta la interpretazione costante: il senso di un bombardamento in piazza Garibaldi, ma in realtà si trattò essenzialmente di un mitragliamento .. La forza alleata colpì l’altro lato della piazza.

Palazzo Celidonio Sulmona (Aq)  Segni del mitragliamento del 1944

Palazzo Celidonio Sulmona (Aq)
Segni del mitragliamento del 1944

Voi ricorderete che fino a qualche anno fa su un palazzo di piazza Garibaldi erano visibili i segni di questo orrendo mitragliamento e poi in maniera, a mio avviso incredibile, si è consentito che quella testimonianza venisse revocata, venisse annullata.  Il secondo attacco si svolse con direzione contraria al primo, sulla via del ritorno. I due caccia erano partiti dall’aeroporto di Foggia, appartenevano alla divisione Canadese. Non vi è traccia di queste missioni nell’elenco ufficiale delle operazioni aeree alleate dell’ultima guerra. Lanciano nuovi spezzoni sul luogo del mitragliamento, una scheggia investe la casa dell’avvocato Mancini e sfiora passandogli appena sulla testa, un bambino, Antonio Mancini, nostro indimenticato amico, vicesindaco di questa città, oltre che protagonista di tante battaglie. Passiamo al quadrivio dove viene colpito l’ufficio postale muore un ispettore Pasquale Di Giacomo, Concezio Malvestuto Grilli, Fernando Zurlo .. si ripete anche al Quadrivio un episodio apparentemente non significativo, ma che sta a dimostrare la miseria di quel periodo, che sta a dimostrare senza eccessivi voli di fantasia la dimensione drammatica sotto il profilo canonico, sotto il profilo sociale, sotto il profilo della realtà di ogni giorno della nostra popolazione. Come dopo il bombardamento della stazione, da quello scenario tremendo emerse la figura di un pover’uomo di Sulmona, un uomo che viveva di elemosina tant’è vero che il suo soprannome era Dammcocc, nel senso di dammi qualcosa, dammi coccose! Completamente nudo perché, perché lo spostamento d’aria lo aveva denudato di questi abiti. Così accadde che una povera donna rimase completamente denudata dallo spostamento d’aria.

Gli aerei ripartirono e sembrava che la situazione fosse oramai risolta. Iniziò il doloroso accesso a questa struttura ospedaliera dell’Annunziata che in quel periodo drammatico ha rappresentato, nella tradizione della sua plurisecolare solidarietà e vicinanza verso le popolazioni del circondario, una delle poche certezze nei giorni di morte, di miseria e di disperazione. All’ospedale di Sulmona la situazione è drammatica, non vi è più nulla! Non vi sono medicinali, non vi sono bende, non vi sono garze. Bisogna assistere centinaia di cittadini, bisogna procedere nuovamente come per il 27 agosto a risolvere ..i problemi.. ed allora si chiede alle poche forze di polizia che sono ancora presenti a Sulmona, in questo caso, i resti. Si torna a chiedere ai resti di quello che fu il Commissariato di Pubblica sicurezza di organizzare un viaggio, una spedizione a L’Aquila per poter recuperare quanto necessario per soccorrere ancora queste persone. E soltanto la sera, dal Commissariato di Sulmona, partirà una pattuglia composta da 3 agenti con tre biciclette, il tempo di riparare qualche gomma, di sistemare qualche pedale e che tornerà, ..  uno dei suoi tre componenti Pasquale Susi, Appuntato dell’allora Corpo delle guardie .. e tornerà dall’Aquila oltretutto con pochi medicinale, soltanto la sera della domenica.

Sembrava che tutto fosse finito quando nell’immediato pomeriggio, all’improvviso, senza che le sirene che annunciavano la imminenza degli attacchi avessero potuto segnalare alcunché, dal Morrone appare una imponente formazione aerea alleata. Un contadino che stava zappando la terra capisce che si sta per scatenare l’attacco definitivo perché è chiaro l’interesse degli alleati a colpire Kesselring che era l’anima, il mito della stessa ritirata strategica ….

(presto verrà trascritta la seconda parte dell’intervento dell’avv. Lando Sciuba che ricostruisce i momenti del mitragliamento raccontando storie di vita di allora, a palazzo san Francesco in aula consiliare, nel corso della prima celebrazione di commemorazione delle vittime del mitragliamento del 30.5.1944) 

(presto sarà in rete la seconda parte dell’intervento dell’avv. Lando Sciuba)

Annunci

Un commento su “Sulmona. Incursione aerea del 30 maggio 1944

  1. Pingback: Sulmona. Città dei souvenir o del ricordo? Passando per Via Oscar Fuà | ReportAge

Grazie per l'intervento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Questo è un blog

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto è aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. Parte delle immagini di questo blog viene dalla Rete e i diritti d'autore appartengono ai rispettivi proprietari.

Vaso in pietra della Majella

Foto Maria Trozzi

Sulmona2013. Differenze. Il vaso poi è ricomparso. Sarà lo stesso?

Cecia Lascia ‘Stu Strunz !

Foto Maria Trozzi

Fontana Ovidio Fonte d'Amore

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: