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Quasi tutto sul disegno di Legge 1345 che introdurrà i reati ambientali

Maria Trozzi

Bussi, area contaminataDovrebbe introdurre i reati sull’ambiente*, sino ad ora ne era privo il Codice penale, agli albori prometteva di farla pagare agli inquinatori, ma il disegno di legge 1345 delude le aspettative. Non convince nemmeno gli ambientalisti di rango, quelli più moderati. Giudici, costituzionalisti, docenti universitari dall’animo verde-nobile restano perplessi alla semplice lettura della bozza, in alcuni casi, persino contrari alla disciplina che si va delineando, in discussione al Senato. Il ddl 1345 non mantiene le promesse soprattutto quando introduce il reato di disastro ambientale traducendolo alla stregua di un cataclisma, ma la pena fissata è poco appropriata alla strage prevista! Non che debba essere di natura punitiva, ci mancherebbe, ma solo per fare un esempio, chi versa quintali di sostanze chimiche in un corso d’acqua che si ricongiunge al fiume che corre verso il mare deve pure immaginare il veleno che somministra alle comunità che vivono delle ricchezze di quel fiume, molte insediate secoli prima degli impianti chimici e industriali. Il disastro ambientale è inteso, nel ddl, come un’alterazione irreversibile o peggio come un’alterazione la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali. E ancora, il disastro ambientale è concepito come un’offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza oggettiva per l’estensione del territorio coinvolto o per il numero di persone offese o esposte a pericolo.

Lasciate ogni speranza ooh voi che entrate! Il disastro ambientale sarà sinonimo di danno incancellabile o, seppur reversibile, si configurerà solo quando il ripristino è oneroso e richiede provvedimenti eccezionali. Nessun codicillo del 452-ter traduce in denaro frusciante l’aggettivo oneroso per l’eliminazione del disastro e non è chiaro sul groppone di chi grava il peso del ripristino. Non sta scritto da nessuna parte che il ripristino delle aree inquinate debba essere a carico dello Stato, ma come tutte le storie a lieto fine sono sempre e solo i cittadini a farne le spese! Anche perché l’inquinatore, pentito e comunicato, potrebbe riparare ai danni.. potrebbe!

Foto TrozziPrima fai danni poi ti penti. Il ravvedimento operoso dell’inquinatore (art. 452-octies), nella futura norma, implica una significativa riduzione della pena attraverso la collaborazione processuale, riduzioni fino ai 2/3 per i reati commessi, qualora si dichiari d’accordo ad operare una bonifica dei luoghi. Se il reo non è d’accordo però chi paga? Sui piatti della bilancia un mezzo condono della sanzione penale e, sull’altro, la somma operosa per bonificare la pena. Non è condivisa la scelta, prevista all’art. 118-ter, di dare notizia delle indagini al Procuratore nazionale antimafia. Il pericolo è di sottrarre il processo al giudice naturale, in attesa della decisione sulla competenza, la prescrizione è in agguato! Impossibile tener conto dei tempi celeri della giustizia italiana? Se poi il rimedio è semplicemente quello di staccare la spina, premere un bottone, non siamo più difronte ad un disastro, ma semplicemente al reato d’inquinamento anche se la spina si stacca troppo tardi, perché magari nessuno se n’era accorto o perchè il ravvedimento richiede almeno il tempo di essere scoperti! D’altro canto basta chiudere un pozzo inquinato per risolvere il problema, il fatto che 200mila persone si debbano poi arrangiare con l’acqua degli altri e che per il futuro intere popolazioni siano costrette ad un uso limitato di questa risorsa, per dirne solo una, non importa! Sete e coltivazioni all’asciutto rientrano nella categoria calamità naturale che, un bel corso di danza della pioggia, gli autori della nuova disciplina non hanno minimamente contemplato come possibile conseguenza dei disastri ambientali! Proponiamo allora una nuova fattispecie: la calamità innaturale, riconducibile ai disastri non riconosciuti come tali ma provocati da qualcuno.

Progetto TotoPiù che disastro una catastrofe, il ddl approvato alla Camera, il 26 febbraio 2014, è attualmente all’esame delle Commissioni ambiente e giustizia del Senato. Nel codice penale introdurrà il Titolo VI-bis, ovvero i delitti contro l’ambiente. Il primo è l’art. 452-bis che prevede la reclusione da 2 a 6 anni e la multa da 10mila a 100mila euro per chi inquina in violazione di disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, specificamente poste a tutela dell’ambiente e la cui inosservanza costituisce di per sé illecito amministrativo o penale, cagionando una compromissione o deterioramento rilevante dello stato del suolo, del sottosuolo o dell’aria o dell’ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della fauna e della flora selvatica. Ridiamo un senso alle parole: “Cosa s’intende per compromissione o deterioramento?”. Uomo inquinato autore del reato mezzo salvato? Chiariamo, se l’inquinamento provoca solo poche vittime, umane, la responsabilità penale dell’inquinatore sarà la stessa, prevista oggi, nonostante l’introduzione di questi nuovi reati? Di tutta la tutela si fa un fascio nell’art. 452-ter! Come già chiarito la disposizione introduce la singolare fattispecie di disastro ambientale di così larghe vedute (.. e intese!) che si perde l’orizzonte sul numero, imprecisato, di persone coinvolte nel danno per poter confermare che si tratta di disastro ambientale. Reclusione da 5 a 15 anni per il disastro ambientale inteso anche nel senso di offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza oggettiva del fatto per l’estensione della compromissione. Ese la disgrazia ambientale ricade su un territorio in cui si raccolgono pochi nuclei familiari allora si tratta solo di poveri sfigati ed il rischio è che si possa evitare di applicare il 452ter! Il disastro è grave, ma non è ambientale parafrasando nello stile del mitico Ennio Flaiano. Non è misurata l’estensione dei territori né il numero dei fortunati per fare di uno scempio un disastro ambientale!

Report reso pubblico grazie agli ambientalisti del Forum Abruzzese Acqua

Report sui comuni abruzzesi con più alta incidenza tumori, reso pubblico grazie agli ambientalisti del Forum Acqua

Report sui comuni abruzzesi con più alta incidenza tumori, reso pubblico grazie agli ambientalisti del Forum Acqua

 

L’astrazione delle definizioni del Titolo VIbis lascia ampi margini di interpretazioni ai giudici chiamati a decidere nel caso concreto e sono proprio loro a lamentarsi del disegno di legge forse perché è facile escludere, dalla futura normativa, certi gravi reati ambientali che disastri non sembrano alla luce della caratteristica fattispecie descritta all’art. 452-ter. Ipotizziamo il caso dell’Ilva di Taranto, in Puglia o del polo chimico di Bussi, in provincia di Pescara, Abruzzo, con 500mila tonnellate di rifiuti tossici è la discarica abusiva più grande d’Europa. Potrebbero non essere disastri ambientali? Così come impostato il reato sarebbe ipotizzabile dopo anni perché se il danno ambientale è irreversibile allora si presuppone che siano stati messi in cantiere tentativi per il ripristino della situazione antecedente all’inquinamento, bonifiche e decontaminazioni che però sono stati inefficaci! Intanto si muore. Il disegno di legge vuole vincolare il reato di disastro ambientale alle violazioni di leggi e regolamenti poco incisivi contro i crimini ambientali. Se si fa fatica ad ottenere persino un registro dei tumori, nelle regioni italiane, come si può pensare di valutare il disastro ambientale in ragione del numero di persone offese od esposte al pericolo? Mancano dati certi sui decessi, sulle malattie da inquinamento e sulle offese causate dagli eventi inquinanti, è difficile ottenerli, aggiornarli e renderli scientificamente inattaccabili.

* Le emergenze ambientali e industriali sino ad ora sono state trattate nel decreto legge Terra dei fuochi il 5 febbraio 2014 convertito in legge dal Senato. Il testo prevede anche il divieto di bruciare rifiuti e la mappatura delle aree inquinate della Campania. Con il decreto legge viene introdotto nell’ordinamento italiano il reato di combustione dei rifiuti.

PeaceLink  porta avanti  la redazione di emendamenti al disegno di legge 1345, l’obiettivo è fermare l’esame del Disegno di Legge al Senato e il gruppo di ambientalisti chiede di aderire all’iniziativa.

( Fonti peacelink.it, Emergenza Ambiente Abruzzo (EAA), dott. Maurizio Santoloci, il Fatto Quotidiano e WWF Italia)

Ddl 1345 sui reati ambientali arriva il Super Poliziotto

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2 commenti su “Quasi tutto sul disegno di Legge 1345 che introdurrà i reati ambientali

  1. Pingback: AMBIENTE & VELENI Delitti ambientali, la pessima riforma che piace a Legambiente, Greenpeace e Wwf

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Questa voce è stata pubblicata il 05/21/2014 da in SoS Ambiente con tag , , , , , , , , , .

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