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Abruzzo. Scure, pietose et amare acque a confronto con Puglia, Emilia e Marche

Tabella dati balneazioneAltro che qualità delle acque balneabili, a confronto con Puglia, Emilia e Marche, i fiumi abruzzesi capovolgono l’analisi, in termini negativi. Sono ridotti a fogne! Giudizio scarso per il 19% dei tratti abruzzesi analizzati, per l’Emilia l’aggettivo è cancellato dal vocabolario, stessa direzione sta imboccando la Puglia, regioni rispettivamente in classe eccellente per il 99% e il 98% dei tratti monitorati, l’86% nelle Marche. L’eccellenza delle acque balneabili in Abruzzo arriva a stento al 46%. E’ il Forum Abruzzese dei movimenti per l’acqua ad accostare la qualità delle acque di balneazione abruzzesi a quelle delle regioni limitrofe aprendo così gli occhi sul disastro dei corsi d’acqua nella regione dei Parchi. Un raffronto che non compare nel sito dell’Arta Abruzzo in cui i dati dell’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente sanno di mezze verità! Tra il detto e il non detto l’Arta pubblica on line i risultati della prima fase di analisi sui campioni di acque marino-costiere, prelevati lungo il litorale abruzzese nel 2013 e conta 144 punti di osservazione lungo 126 chilometri di fascia costiera regionale, in media quasi un prelievo per chilometro in Abruzzo, ma solo in Abruzzo! Paraocchi che permettono di confermare solo che l’80% della costa abruzzese è balneabile, un dato equivoco se manca un metro di paragone con i vicini di casa, le grandi regioni adriatiche con cui l’Abruzzo compete dal punto di vista turistico, osservano dal Forum Abruzzese dei movimenti per l’acqua.

Va fatto un discorso a parte per le Bandiere Blu riconoscimento internazionale assegnato alle località turistiche balneari con il supporto e la partecipazione di due agenzie dell’Onu: Unep (Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente) e Unwto (Organizzazione Mondiale del Turismo) con cui collabora la Fee (Foundation for environmental education, ossia Fondazione per l’educazione mentale, organizzazione internazionale non governativa e non-profit con sede principale in Danimarca ) che nell’assegnare le bandierine tiene conto di diversi indici, relativi alla gestione sostenibile del territorio, di cui la qualità del mare costituisce solo un aspetto.

Per valutare davvero la qualità delle acque, il Forum Abruzzese consiglia la classificazione ufficiale dei tratti costieri che una regione vuole aprire alla balneazione, individuando 4 categorie di qualità: scarsa, sufficiente, buona ed eccellente che sono quelle indicate dal decreto legislativo 116/08 (che ha recepito la Direttiva 2006/7/CE) e il Decreto Ministeriale 30/3/2010, che definisce in particolare i valori limite di Escherichia coli e Enterococchi intestinali, indicatori di rischio igienico-sanitario).

Tabella Forum Acqua (21.5.2014)

Tabella Forum Acqua (21.5.2014)

I dati di cui parla il Forum, in questo comunicato, sono desunti dalle Delibere di Classificazione 2014 reperibili sui siti istituzionali di Puglia, Emilia Romagna e Marche. Il confronto lascia senza fiato. Nelle altre tre regioni la stragrande maggioranza dei tratti monitorati è nella classe eccellente (Emilia 99%, Puglia 98,2% e Marche 86%) mentre in Abruzzo meno della metà dei punti di monitoraggio (il 46%) rientra nella categoria. La categoria scarso, la peggiore, in Abruzzo è al 19%, mentre è zero in Emilia, vicina allo zero in Puglia e il 6,5% nelle Marche.

“Solo una classe politica e amministrativa miope può scegliere di adottare la politica dello struzzo, cercando disperatamente di nascondere il fallimento della gestione del territorio e delle sue risorse che sono alla base della nostra economia. Nascondere per altro tempo i problemi sotto la sabbia ci porterebbe solo ad aggravarli ulteriormente _ dichiara Augusto De Sanctis, del Forum acqua _ Noi esigiamo invece che i problemi emergano nella loro gravità perché solo la piena consapevolezza delle criticità può portare ad un radicale ed indispensabile cambiamento nella società. Noi siamo arrabbiati per come le società di gestione dell’acqua siano state letteralmente saccheggiate in questi anni producendo un debito stimato in 350 milioni di euro e restiamo allibiti che anche in questa campagna elettorale si faccia finta di nulla rispetto a tale incredibile risultato. Se i nostri corsi d’acqua sono stati ridotti a fogne lo dobbiamo ad una politica dissennata di gestione della cosa pubblica che ha massacrato anche le opportunità di lavoro, visto che non sono stati fatti investimenti in cantieri per depuratori e reti per centinaia di milioni di euro. Un fiume di denaro sparito in meandri opachi che possono creare consenso dopato ma che alla lunga uccidono l’intera comunità. Questi sono i risultati. Se nessuno paga non risolleveremo questa situazione”.

Il Forum Acqua chiede di:

  • allontanare dal settore acque tutti coloro che sono stati coinvolti nella gestione, a partire dal Commissario al Ciclo Idrico Integrato Caputi a tutti i membri che nel primo decennio del secolo in corso hanno occupato incarichi nei consigli di amministrazione delle società di gestione;
  • promuovere una partecipazione ampia della società abruzzese nella definizione degli strumenti di gestione come i Piani d’Ambito (dove si decidono gli investimenti) e il Piano di Tutela delle Acque (dove si determinano le regole). E’ incredibile che ancora oggi nei rari tavoli di lavoro a cui partecipiamo soggetti centrali come gli albergatori non siano a conoscenza della volontà della regione di posticipare al 2027 il risanamento di molti fiumi;
  • concentrare le poche risorse disponibili nelle infrastrutture alle attività di bonifica, disinquinamento del territorio. Basta strade, megaporti e nuove ed inutili grandi opere, apriamo i cantieri e creiamo lavoro per far tornare bello il nostro Abruzzo;
  • pubblicizzare i risultati dei controlli svolti sui depuratori da province ed ARTA;
  • fermare le nuove captazioni sui fiumi che diminuendo le portate abbattono la loro capacità di autodepurazione.

Entro la fine della stagione balneare 2015 tutte le acque devono essere classificate e giudicate almeno sufficienti. È comunque possibile che le acque siano temporaneamente definite scarse. Qualora questo si verifichi, le Regioni e le Province autonome, a decorrere dalla stagione successiva, devono

  1.          adottare adeguate misure di gestione, inclusi il divieto di balneazione, per impedire l´esposizione dei bagnanti all´inquinamento;
  2.           individuare le cause e le ragioni del mancato raggiungimento dello status qualitativo “sufficiente”;
  3.           applicare adeguate misure per impedire, ridurre o eliminare le cause di inquinamento;
  4.           avvertire il pubblico mediante un segnale chiaro e semplice ed informarlo delle cause dell´inquinamento nonché dei provvedimenti adottati sulla base del profilo delle acque di balneazione.
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2 commenti su “Abruzzo. Scure, pietose et amare acque a confronto con Puglia, Emilia e Marche

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Questa voce è stata pubblicata il 05/21/2014 da in Reportage, SoS Ambiente.

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