Report Approfondimenti

Benvenuti su Marte. Se attingete citate l'autore: Maria Trozzi

Quando scatta l’urgenza nelle grandi opere italiane

Expo racconti di cantiereLa parola a Rosanna Sebastiani, imprenditrice sulmonese.

“Non ci sto a fare paragoni stupidi ed inutili con Tangentopoli, quella era un’altra storia, anche se i nomi venuti fuori oggi sono gli stessi di allora. Non ci sto perché se ci sono delle certezze sono in primis, che nella prima repubblica, il responsabile economico del partito si faceva anche garante dei comportamenti di personaggi collaterali. Le aziende finanziavano i partiti che a loro volta facevano si che tu non venissi escluso dai contesti produttivi, e contestualmente si adoperavano affinché nessun personaggio di sottobosco osasse chiedere nulla. Nella seconda Repubblica invece, c’è l’inserimento del collettore, personaggio che immette l’impresa nel circuito, fa in modo che vengano costruite ad arte situazioni che ne garantiscano il successo in merito all’aggiudicazione dell’appalto, ma poi impone tutta una serie di finanziamenti ad un branco di sciacalli collaterali difficili da saziare.
E’ più di qualche anno che denuncio questo stato di cose. Sono stanca di ripetere che le gare, malgrado i costi fatti sopportare alle imprese per le varie certificazioni, sono destinate ad una ristretta cerchia di soggetti, costruite con perizia fin dal capitolato, innescano un meccanismo perverso di appetiti che, alla fine, gravano su quella che è poi l’ultima ruota del carro, ovvero la ditta subappaltatrice che mai, come in questi ultimi anni, si è vista negare il dovuto senza speranza alcuna di veder onorate le proprie spettanze. Un gioco che riesce alla grande grazie alla intricata burocrazia, all’elusione delle regole, alla lentezza e all’inadeguatezza del sistema giudiziario. Tutto ha funzionato a meraviglia fino ad oggi, anche perché uno dei fattori fondamentali, affinché il tutto riuscisse come stabilito, era la parolina magica URGENZA. Urgenza stava a significare che per il bene dell’evento, sia esso sportivo o legato a fenomeni naturali e nell’ultimo caso all’Expo, dove la nazione si gioca la faccia, s’imponeva una sorta di codice per cui i soggetti demandati al controllo chiudessero un occhio, anzi, tutti e due affinché si raggiungesse il traguardo. L’urgenza si generava fin dalle primissime fasi anche nel caso, come l’ultimo, in cui si parte con diversi anni di anticipo, c’è la burocrazia per questo, tutto deve marciare con i giorni contati, ma qualcosa stavolta non ha funzionato e, piaccia o no, viene decretata la fine di un sistema collaudato da 20 anni che ha arricchito i soliti 5 o 6 grossi gruppi, riducendo in miseria tutto quello che vi era sotto a livello di imprese e di artigianato. Occorre riflettere e fare attenzione, perché questa potrebbe essere l’occasione di porre rimedio ai troppi e gravi sbagli commessi dalla politica serva dei grandi gruppi, la stessa politica che ha causato la più terribile crisi di sistema del lavoro. Va ricostruito un sistema snello e trasparente dove il migliore al prezzo migliore e congruo, si aggiudica il lavoro, come accade ovunque meno che in Italia. Non servono spallate a suon di vaffa per farlo, occorre preparazione, serietà, metodo, confronto con i migliori sistemi in Europa. Lo scandalo dell’Expo è l’ultimo durissimo colpo assestato alla politica della seconda repubblica e che ne certifica l’indubbio fallimento, ma è anche l’occasione unica ed irripetibile per la reintroduzione di regole che un tempo garantivano tutti, per migliorare il sistema, per svincolarci dalla burocrazia con poche, ma ben assestate mosse per rivedere un sistema giudiziario che in merito alle dispute finanziarie è dietro finanche al Burkina Faso. Quindi, dopo anni di denunce e di attesa, sul delta del fiume Giallo, aspetto il passaggio dei cadaveri, ma anche una zattera di salvataggio, perché penso che sia finalmente ora che arrivi!”.

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Questa voce è stata pubblicata il 05/13/2014 da in Industriosi con tag , , , , , , , , , .

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