Report Approfondimenti

Benvenuti su Marte. Se attingete citate l'autore: Maria Trozzi

Copertone Selvaggio ad Ofena (Aq)

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Pneumatico, tra tanti, seminati nella cava di Ofena

Libro aperto è il soprannome che i nativi danno alla cava di Collelungo, a dir poco azzeccato per l’angolo di paradiso della provincia aquilana che ci regala una fetta d’inferno ad Ofena (Aq), nel forno d’Abruzzo, un immondezzaio di copertoni (rifiuti speciali) oggetto di una nuova inchiesta (ottobre 2014). La storia si iscrive in un’area naturalistica di pregio ai confini del Parco nazionale del Gran Sasso e monti della Laga. Scavando nelle viscere, l’essere umano sfida un dio antico e vendicatore che flagella con moderne piaghe quest’epoca votata allo scempio. Sul tratto di strada (ss602) che da Capodacqua (fraz. Capestrano) conduce al territorio del Comune di Ofena, è arduo parare il pugno all’occhio e il colpo allo stomaco quando il panorama piega sul grembo di terra sventrato, 35 ettari(ha) coltivati per 20 anni, e costringe lo sguardo a battere sulle pareti screziate dello scavo ulteriore (4milioni e 500mila metri cubi in appalto nel 2009) al centro di numerose vicende giudiziarie per 3 lunghi anni, oggi quasi tutte archiviate. Ben visibile, la cava della discordia, è ancora un campo di battaglia. In prima linea il Cospa Abruzzo, associazione di allevatori che chiede chiarezza sulle procedure di autorizzazione all’attività estrattiva e di coltivazione della cava di inerti. Una pioggia di ricorsi, notifiche e denunce, alla Procura della Repubblica di L’Aquila, non sono bastati a rasserenare gli animi e con un terzo esposto, il Cospa Abruzzo, insiste a tornare sull’argomento. Così scatta l’ennesima indagine sulla cava di inerti condotta, questa volta, dal Corpo forestale dello Stato. Il resto però è da archiviare perché sarebbe tutto regolare nonostante i sospetti di un’estrazione eccessiva di materiale, nonostante la supposta presenza di rifiuti speciali, ma non pericolosi, a ridosso del sito. La cava, sequestrata nel 2012 dai carabinieri del Noe (Nucleo Operativo Ecologico) per presunte violazioni delle leggi ambientali e traffico illecito di rifiuti all’interno, da circa 6 mesi è dissequestrata e resta chiusa. Sotto le ceneri della vecchia battaglia restano una ventina di licenziamenti e l’indotto, spazzato via come polvere! Del putiferio scatenato nel 2009 non rimangono che le tracce degli autocarri che sembra abbiano scaricato l’ira di dio nella cava. Sul retro della cava abbandonata, versante orientale verso Ofena, le piogge d’autunno sciolgono la terra come burro e così spuntano decine di copertoni, in pessime condizioni, che a vederli da lontano sembrano vasi improvvisati per rovi e sterpaglie. Pneumatici di autotreni, grandi come un cristiano, gomme seminate a due passi dai campi coltivati, ad una manciata di metri dai terreni per il pascolo del bestiame. Mucchi di copertoni, di modeste dimensioni, sbucano a metà della montagnola o riemergono ai piedi dell’altura, l’arsa vegetazione attorno non riesce più a nasconderli. Un silenzio spettrale e connivente non illude! Troppo azzardato provare a chiedere una bonifica dell’area, di questi tempi poi! Si è fatto tardi, il sole stringe sui terreni agricoli appena arati e su quelli consacrati ai pascoli e purtroppo l’ombra della collina seviziata, mangiucchiata e imbottita di copertoni minaccia anche le proprietà dell’assessore all’ambiente del Comune di Ofena. Cento mila tonnellate di pneumatici fuori uso (Pfu) vengono disperse ogni anno in Italia. Sono i dati del dossier Copertone selvaggio a rivelare, nel 2010, le cifre impressionanti relative alla quantità di pneumatici irrecuperabili che spariscono e si perdono in canali poco chiari. Il dossier è stato realizzato da Legambiente, associazione che da circa vent’anni elabora e pubblica il Rapporto Ecomafie, e da Ecopneus, società consortile costituita dai principali produttori degli pneumatici (6), operanti in Italia. Dall’entrata in vigore del Decreto ministeriale 11.4.11 n. 82 (Regolamento Pfu), un sistema nazionale di raccolta degli pneumatici fuori uso garantisce la possibilità di affidarli gratuitamente ad aziende come la Ecopneus. Che peccato che non serva a molto, sono migliaia le discariche illegali in tutta il Bel Paese, tutte insieme superano i 6 milioni di m² e si va da quelle abusive di modeste dimensioni, arrangiate dai piccoli operatori (gommisti, officine, trasportatori, intermediari), a quelle enormi dov’è evidente un’attività organizzata al traffico illecito di rifiuti in Italia e all’estero. Rifiuto non pericoloso, ma speciale, lo pneumatico fuori uso (Pfu) è classificato con il Codice Cer 160103 nell’Elenco europeo in cui è specificato che Pfu sono rifiuti NON pericolosi, come risulta nell’allegato d, nella Parte IVᵃ del Dlgs 152/2006 (Codice ambientale), ma è rifiuto speciale, non è reimpiegabile né ricostruibile e lo si avvia a recupero attraverso un Sistema nazionale di raccolta cui partecipano società come l’Ecopneus. E’ un rifiuto da lavorazione artigianale che va considerato rifiuto speciale ( sempre in base all’art. 184, com.3, lettera d del Dlgs 152/2006). mtrozzi


Rapporto Cave Abruzzo Legambiente

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Un commento su “Copertone Selvaggio ad Ofena (Aq)

  1. Pingback: Monte Ruzza.Copertone selvaggio tra le coltivazioni nel cuore del Parco Gran Sasso | Report-age.com

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