Report Approfondimenti

Benvenuti su Marte. Se attingete citate l'autore: Maria Trozzi

Tresca e Gramsci. L’anarchico e il socialista

Faremmo torto al politico Antonio Gramsci, tra i fondatori del partito comunista, se si parlasse di Carlo Tresca solo a scadenza fissa, ma almeno suggeriremmo all’Abruzzo nuove ricorrenze che, a lungo andare, avrebbero risonanza internazionale. Appena 25enne a Torino, il giornalista Gramsci trascorreva gran parte della sua giornata nelle redazioni del giornale Grido del popolo e del foglio piemontese dell’Avanti! Scriveva articoli di ogni genere, recensioni, interventi politici incandescenti raccolti nella rubrica di cronaca torinese Sotto la Mole che rivela due audaci pubblicazioni del politico e giornalista a difesa dell’anarchico sulmonese Carlo Tresca, trafiletti poco conosciuti ai più  in cui il giovane Gramsci consuma, con arte e diplomazia,  la polemica contro il giornale Il Momento (1903-1929) che non sposò di certo la causa di Tresca perché i redattori cattolici del quotidiano lo consideravano senza meriti. Premessa. Il Momento di Torino rientra nella stampa detta di penetrazione che papa Pio X, nell’Avvertenza del 2.12.1912, dichiarava apertamente non conforme alle direttive pontificie ed alle norme contenute nella lettera del 10.07.1911 all’Episcopato Lombardo. Per creare una stampa cattolica potente e con scopi politici (23.08.1906) Il Momento si era unito ad altri giornali cattolici molto diffusi: L’Osservatore Cattolico di Milano, L’Avvenire d’Italia di Bologna e Il Corriere d’Italia di Roma. Nacque così, nel 1907, la Società Editrice Romana, il cosiddetto Trust o cartello, ovvero un gruppo di quotidiani che per indirizzo si avvicinavano alle idee liberali, ma non aderivano apertamente alle direttive della Santa Sede con il pontefice che non ne approvava la linea di compromesso (per approfondimenti: http://www.floscarmeli.org/disquisitio/documenta_1.html ). Tresca fu definito dal quotidiano cattolico un Carneade ossia un illustre sconosciuto (Carneade, figura considerata minore tra i filosofi greci, fondatore della Nuova accademia di Atene). E a guardare la città di origine di Tresca, Sulmona(Aq), dovremmo dar ragione al quotidiano cattolico se non considerassimo il fatto che in patria il combattente libertario non era nemmeno commemorato, almeno 20 anni fa. Se Tresca è fuggito in America un motivo pure ci sarà! In patria denunciò le malefatte del potere locale nei comizi e con il giornale socialista Il Germe. Si espose fin troppo per la causa dei lavoratori e così diventò il primo prigioniero politico di Sulmona. La sentenza inappellabile di condanna a tre anni di reclusione per diffamazione lo costrinse a ripiegare in America per evitare il carcere nel 1904. In fondo, la mentalità sulmonese non cambia e per ricordarlo si è pensato d’intitolargli una piazza, un mezzobusto e il tanto che basta per non far figuracce con la storia locale! Nei decenni trascorsi, senza di lui, lo snodo ferroviario sulmonese s’è svuotato, ai tempi di Tresca era il primo in Abruzzo. Sulmona, culla del sindacato dei ferrovieri, oggi non ne vede nemmeno l’ombra e rischia l’isolamento. Agli inizi del ‘900, la città accoglieva anche il primo circolo socialista della provincia e Tresca ne era segretario e primo iscritto, ma spezzerà il legame con la sezione prima di sbarcare in America. Perché Gramsci si occupò di lui? A luglio del 1916 la notizia dell’arresto a Duluth dell’Anarchico abruzzese, sempre affianco delal classe operaia, fa il giro del mondo e le sue gesta americane vengono raccontate anche in Italia. Ruolo scomodo quello di Tresca anche nel continente americano dove organizzava innumerevoli scioperi dei lavoratori immigrati, era il suo lavoro e per questo venne arrestato assieme ad 8 operai nel Nord Minnesota con l’accusa di omicidio. In realtà le voci che giungevano in Italia, relative ai motivi della sua detenzione, erano imprecise e frammentarie perchè nel clima della grande guerra (Prima guerra mondiale) l’attivissima cesura militare faceva la sua parte nel piegare le informazioni a proprio uso e consumo. Erano vietati comizi e  riunioni, ma ciò non impedì ai proletari di organizzarsi per Tresca. In Cronache torinesi, Gramsci scrive: “L’organizzatore Carlo Tresca accusato senza fondamento dell’uccisione di un operaio avvenuta il 3 luglio 1916, nel piccolo centro di Biwabick (Minnesota), durante uno scontro fra polizia e scioperanti, era stato incarcerato e minacciato di pena capitale. Appelli e manifestazioni per la sua liberazione si erano avuti in quei giorni in numerose città italiane”. Mario Trozzi, avvocato e deputato sulmonese, aprì e sostenne la campagna pro Tresca dalla provincia dell’Aquila con un intenso articolo pubblicato su l’Avvenire! (3.9.1916) in cui chiedeva che si promuovesse “subito una fervida agitazione al fine di evitare il martirio di un innocente, nostro corregionale e correligionario: Carlo Tresca.. sul quale incombe, per effetto delle losche mene della poliziottaglia nordamericana, il tremendo pericolo della sedia elettrica”. Tresca fu arrestato mentre partecipava allo sciopero nel distretto minerario di Masaba Renge, organizzato su richiesta dell’Iww (Industrial workers of the world, organizzazione anarcosindacalista statunitense, nata nel 1905). I minatori cercavano di mettere alle strette l’industria dell’acciaio riunita in cartelli, entrarono in sciopero il 3 giugno per difendere i loro diritti. Il 4.9.1916, sul caso Tresca, Gramsci scrive e pubblica: “Alla Camera del lavoro si è tenuto un comizio… pro Tresca. Chi era costui? Pel pubblico un illustre Carneade; per i socialisti un martire futuro. Tresca è una specie di Ettor e Giovannitti. I socialisti ora fanno un po’ di fracasso per evitargli la sedia elettrica..” e non si ferma qui. In realtà Tresca non rischiava la sedia elettrica perché lo stato del Minnesota abolì la pena di morte 5 anni prima di questo episodio, nel 1911. A spiegare che non si trattava di accusa per omicidio, ma d’istigazione all’omicidio di un vice sceriffo, ammazzato durante le cariche agli scioperanti, è il giornalista Antonio Alosco in un articolo su l’Acropoli, pubblicato on line: “..nello sciopero del 1916 delle miniere di giacimento di ferro nel Minnesota, ..uno dei manifestanti venne ammazzato dalla polizia. Al funerale Tresca invitò i presenti ad aderire ad un solenne giuramento di fede rivoluzionaria. Nel luglio dello stesso anno Tresca si recò nel Nord Minnessota, a Masaba Renge, per organizzare in quel distretto minerario uno sciopero che, nelle intenzioni dei promotori, era finalizzato a paralizzare l’intera industria dell’acciaio. Lo sciopero assunse in tutta l’area caratteri di estrema violenza, tanto che uno degli agenti, certo James Myron deputy sceriff venne ucciso”. L’accenno a Ettor e Giovannitti, sindacalisti di origine italiana, rimanda all’arresto dei due, accusati dell’omicidio di Anna Lo Pizzo, operaia tessile, deceduta durante lo sciopero generale del 1912 a Lawrence, centro tessile nel Massachussets. Manifestazione di protesta conosciuta come Sciopero del pane e delle rose. Mentre partecipava alla mobilitazione del 1912, gestita dagli Iww e guidata dai due agitatori italoamericani, Tresca fu sfregiato al volto.

Mezzo mondo si mobilitò per ribadire l’innocenza di Ettor e Giovannitti, scagionati dopo 5 mesi, così come accadde 4 anni dopo per Tresca grazie ai comitati, ai gruppi e alle associazioni sensibilizzate da una campagna di solidarietà internazionale, attivata dall’avvocato Trozzi di Sulmona. L’anarcosindacalista abruzzese era ancora agli arresti, a metà settembre, quando lo sciopero in Minnessota era terminato e così a dicembre quando la campagna di liberazione si estese in Europa e in Svizzera dove Angelica Balabanoff organizzò una conferenza pro Tresca. La mobilitazione si intensificò tanto da indurre i giudici a ritirare l’accusa e a rilasciare Tresca. Gli altri 8 operai arrestati  patteggiarono, ma il magistrato li condannò per omicidio colposo ad una pena detentiva che oscillava dai 5 ai 20 anni, i minatori però scontarono solo 3 anni. La soluzione del caso portò uno strappo insanabile con William D. Haywood (conosciuto come Big Bill) che aveva gestito politicamente il processo, l’anarchico abruzzese romperà presto il rapporto con Haywood. Nella rubrica Sotto la Mole il 21.12.1916 apparve un articolo su I Meriti di Carneade è un articolo di critica alle reazioni che la liberazione di Tresca suscitò sulle pagine de Il Momento, foglio a cui Gramsci cuce addosso la figura manzoniana di don Abbondio: “Don Abbondio non comprende come esista già una forza internazionale, che ha sorpassato il cattolicismo, e non sa che questa forza si chiama desiderio di apparire giusto. Non sa che questa forza è stata imposta dal controllo che esercita il proletariato sul mondo internazionale, e che essa è in dipendenza di un fatto nuovo che è creazione del proletariato e si chiama sensibilità internazionale. Don Abbondio si domanda: che meriti aveva Carlo Tresca? E risponde: nessuno. Per non essere Carneadi ed avere dei meriti, don Abbondio vuole almeno che si abbia mezzo milione di rendita, che si sia citati nell’almanacco di Gotha, che si sia vescovi, o cardinali, o almeno, almeno, parroci di Copparo”. Maria Trozzi

Ricerca storica sui fatti del 1916 nel link http://www.quiquotidiano.it/?p=12523

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