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Dossier carceri

Sulmona. Tra sovraffollamento di detenuti e carenze di organico

  Maria Trozzi

Porge l’altra guancia l’Italia con l’indulto e l’amnistia, con le misure alternative e l’espiazione della pena nelle Comunità di recupero possibile per i detenuti tossicodipendenti e soprattutto con il Decreto svuota carceri. Di questo ineguagliabile espediente però non sembra giovare il carcere di Sulmona, in Abruzzo, uno dei pochi istituti italiani dove gran parte dei detenuti sono vincolati dall’art. 4bis dell’Ordinamento penitenziario, non soggetti dunque ai benefici della Legge n. 10 del 21 Febbraio 2014 http://www.leggioggi.it/allegati/decreto-svuota-carceri-2014-il-testo-pubblicato-gazzetta-ufficiale/ (di conversione del Decreto legge n. 146 del 23.12.13 http://www.leggioggi.it/2014/02/19/il-decreto-svuota-carceri-2014-e-legge-dello-stato-testo-e-novita/ ). Trent’anni di emergenza carceraria, di sovraffollamento e l’Italia ora strizza l’occhio ai Paesi da cui provengono gran parte degli ospiti stranieri in carcere e questo perché si proceda al loro rimpatrio. Non solo si è esposto, lo Stato rischia davvero milioni di euro di multe, condannato simbolicamente a Gennaio dalla Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo perché 7 detenuti a Busto Arsizio (Varese, Lombardia) e Piacenza (Emilia Romagna) vivevano in meno di 3 metri quadri di spazio in galera. In campo tutte le possibili soluzioni per evitare altre infrazioni, perché il rischio di pagare sanzioni pesantissime all’Europa è reale così come sono verosimili i risarcimenti che lo Stato potrebbe corrispondere ai detenuti che faranno ricorso se entro Maggio non rientra nei parametri imposti da Bruxelles, ovvero se l’Italia non garantirà uno spazio minimo di 4 metri quadrati alle persone rinchiuse http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/25/carceri-orlando-a-strasburgo-corte-tenga-conto-anche-della-qualita-degli-spazi/925455/ . Dalle proiezioni di alcuni sindacati della Polizia Penitenziaria si stima circa un miliardo e 800 milioni di euro di risarcimenti che azzerano il quantum a disposizione per il Piano carceri http://www.polpenuil.it/galleria-video/5632-260214-direzione-uilpa-penitenziari-lintervento-del-segretario-generale. Le sanzioni saranno ancora più pesanti se in Italia si insiste a violare l’art. 3 della Convenzione Europea che vieta la tortura http://www.studiperlapace.it/documentazione/europconv.html . L’Italia corre ai ripari e i risultati cominciano a vedersi almeno sul sito del Ministero della giustizia. Dall’inizio dell’anno il numero di detenuti si è ridotto, 5mila in meno! In tutto 60mila 800 detenuti a fronte di circa 45mila posti (con capienza regolamentare). Con i provvedimenti in itinere il divario si potrebbe attenuare, basterebbe mettere a regime il Piano carceri i cui interventi strutturali assicureranno altri 12 mila posti detentivi. In molte regioni i lavori sono partiti, ma concluderli in tempo per Maggio è impossibile!

La coperta è corta, dall’altra parte della barricata. Tra le voci di bilancio dell’amministrazione penitenziaria si fatica a risolvere le carenze di organico, interventi che dovrebbero viaggiare di pari passo con quelli strutturali volti a ridimensionare il sovraffollamento. La coperta è cortissima se il personale di Polizia penitenziaria è sotto organico, un po’ ovunque nelle carceri della Penisola e l’eco delle proteste delle carceri del Centro Italia raggiunge il Ministero di via Arenula. All’ultimo posto dei penitenziari abruzzesi, il carcere di Sulmona affronta periodi di grande difficoltà. Noto come il carcere dei suicidi, quello della valle Peligna è il penitenziario che fu diretto da Armida Miserere, tra le prime direttrici di carcere. Il 19 aprile 2003 la Miserere si toglie la vita proprio nel suo alloggio di via Lamaccio, al numero civico 1.

La media dei suicidi è piuttosto alta nel penitenziario sulmonese: tredici in 10 anni. Sempre fino al 2013, sono 4 i tentati suicidi e 12 gli atti di autolesionismo gravi consumati dietro le sbarre peligne. In brevissimo tempo però la situazione è cambiata, radicalmente. Non si registrano suicidi nei primi 4 mesi di quest’anno, a maggio un tentato suicidio di un detenuto malato e costretto a letto che si è visto rifiutare più volte la richiesta di arresti domiciliari. Gli eventi critici sono ampiamente diminuiti, forse perché le caratteristiche delittuose degli attuali ospiti della struttura sono diverse rispetto a quelle degli internati, tutti trasferiti in altre strutture, come quella del carcere di Vasto (Ch), già dall’Aprile dello scorso anno. Gli agenti della Polizia penitenziaria del carcere ovidiano sono sotto organico da tempo, a metà del mese di Marzo si è svolto pacificamente l’ennesimo sit- in dei poliziotti che dinanzi i cancelli del loro posto di lavoro hanno manifestato mezza giornata.

Non più di 306 sono i posti di detenzione fissati per la Casa di reclusione di Sulmona, ma la popolazione carceraria nella struttura superava già le 473 unità a Gennaio ( http://www.quiquotidiano.it/?p=31356 ) oggi siamo davvero ai limiti. Se i ritmi d’ingresso restano quelli attuali presto il carcere abruzzese raggiungerà quota 500 detenuti. La struttura, in questi mesi, è arrivata ad ospitare anche 494 carcerati, in totale. Nell’Istituto di detenzione peligno si registra un sovraffollamento che supera il 50% della capienza massima ( http://www.quiquotidiano.it/?p=36752). Ora, nel carcere sono presenti 492 reclusi, di cui 20 collaboratori di giustizia e 472 carcerati in regime di Alta sicurezza: As1 e As3, ovvero ex 41bis (carcere duro) e Associazione mafiosa (art. 416bis c.p.)[dati del 28.3.2014). Ad operare però sono solo 246 agenti, 26 in uscita da Sulmona compensati dai 29 in entrata di cui 6 distaccati sono fortunatamente giunti nell’ultima settimana. Sono da considerare le difficoltà affrontate dai Poliziotti quando 42 loro colleghi si sono candidati alle elezioni regionali del 25 maggio 2014, fruendo dell’aspettativa obbligatoria e retribuita prevista dalla legge 121/81 all’art. 81.

Solo per fare un confronto, nel penitenziario di san Remo sono previsti 198 agenti assistenti, in servizio ne risultano 167 a fronte di 257 detenuti ordinari.

Lavori per la realizzazione di un nuovo padiglione. Angelo Sinesio, Commissario straordinario Piano carceri, il 22 Febbraio ha dichiarato: “L’intervento rientra nelle previsioni del Piano carceri per rispondere alla domanda e ai percorsi di rieducazione previsti per i detenuti. Dal Piano completo si potrebbero stillare circa 12 mila nuovi posti per la detenzione (http://www.quiquotidiano.it/?p=34405 )”. Queste sono le previsione, ma il Commissario non accenna all’intenzione di riorganizzazione i penitenziari anche per rinforzare gli organici e così le fila degli agenti di polizia. A Sulmona, i cambiamenti strutturali atti a migliorare la struttura che oggi ospita solo detenuti ad alta sicurezza purtroppo non sono accompagnati da una previsione di reintegro della Pianta organica del personale di polizia. Nel nuovo padiglione saranno accolti altri 200 detenuti[1] e nonostante i repentini mutamenti del carcere peligno, agli agenti operativi nell’Istituto si aggiungeranno solo 15 unità in base a quanto stabilito dal Decreto ministeriale che nel 2013 fissava a 256 gli agenti della pianta organica della Casa di reclusione peligna. Solo 10 in più rispetto a quelli che attualmente lavorano nella struttura (246). Il problema è che questa decisione governativa precede di qualche mese il cambiamento radicale messo in atto nell’istituto peligno con il trasferimento in altre carceri degli internati e così gli unici detenuti accettati, oggi in via Lamaccio a Sulmona, hanno un coefficiente di pericolosità rilevante, il loro pensiero fisso è l’evasione. Gli agenti operativi nel penitenziario non sono quindi d’accordo sui numeri dati dal Decreto governativo e vorrebbero riportare i livelli occupazionali a quelli del 2001, ossia 328 unità di polizia Penitenziaria per garantire efficienza e sicurezza nella struttura. Bisogna mettere anche in conto che è mancato, in questi anni, un ricambio generazionale che avrebbe alleggerito il lavoro degli agenti che hanno più esperienza, in media 25 anni di servizio alle spalle, ma anche più acciacchi. Senza trascurare il fatto che a Maggio, in Abruzzo, si terranno le elezioni amministrative, regionali ed Europee, e si prevede che almeno una cinquantina di agenti in servizio si candideranno ricorrendo al beneficio previsto dalla Legge 121/81 art. 81 in base al quale, per tutta la durata della campagna elettorale il candidato è in aspettativa speciale e non potrà vestire i panni dell’agente. Sta per scadere inoltre il mandato amministrativo di alcuni agenti distaccati a Sulmona che si spera siano riconfermati a Maggio per mantenerli operativi ancora nella struttura peligna.

 

Richiesta avanzata dagli agenti della Polizia Penitenziaria.  Nel corso della protesta messa in campo ad aprile 2014 a Sulmona gli agenti chiedono 90 unità in più. In particolare 30 agenti da immettere subito nell’istituto, altri 20 da inserire per vigilare sul cantiere per l’ampliamento, 40 da aggiungere nel medio periodo. Non meno importanti le altre richieste che riguardano l’accantonamento degli straordinari per i quali il pagamento deve avvenire secondo i tempi stabiliti e ancora, le ore di congedo ordinario accumulate. Nel 2012, solo a Sulmona, ne sono state ammonticchiate oltre 10mila, per soli 240 agenti, ore che dovrebbero essere godute entro l’anno o, al massimo, entro il semestre dell’anno successivo, ma che a Sulmona continueranno ad accumularsi all’infinito.

Per far fronte alle carenze di organico il Provveditorato ha pensato ad un Interpello regionale su cui sarebbero d’accordo alcune personalità di vertice del penitenziario peligno, ma la base ritiene difficile superare il problema con questo meccanismo. L’interpello funzionò 14 anni fa quando le missioni erano accompagnate da cospicui rimborsi e come raccontano alcuni: “Dal Molise ed altre località gli agenti facevano a gara per venire a lavorare al carcere di Sulmona”. Con questi chiari di luna però in pochi sono disposti a spostarsi, quotidianamente. Molti preferiscono lavorare sotto casa o finiscono in malattia quando sono obbligati a viaggiare. È il caso di alcuni agenti distaccati forzosamente da Chieti ed Avezzano che hanno preso servizio nel penitenziario ovidiano giusto il primo giorno e poi si sono ammalati. Con questo metodo poi, a detta di chi guida la struttura, non sarà possibile ottenere più di 15 unità che, senza incentivi e motivazioni, lavorerebbero controvoglia. Non sarebbe sufficiente un provvedimento di stabilizzazione di missione per alcuni che vengono dal Molise e ogni mese chiedono il permesso di lavorare a Sulmona. Nonostante questi espedienti restano le criticità affrontate dagli agenti del carcere peligno che si riscontrano però anche in altri istituti di detenzione regionali e così è ancora più difficile superare le difficoltà. 

Gli agenti hanno chiesto grazia e trovato giustizia con il distacco di aliquote dallaScuola di Formazione Amministrazione Penitenziaria (Sfap). La decisione assunta in queste settimane però non risolve la questione. Il provvedimento andrebbe escluso nel periodo in cui si svolgono i corsi di formazione con un gran numero di studenti altrimenti si dovrà pretendere dagli agenti insegnanti il dono della bilocazione per far fronte contestualmente alle lezioni da tenere e alle attività da svolgere all’interno del carcere. Il supporto garantito in queste settimane è apprezzabile, è stato possibile impiegare gli agenti in posti non detentivi e nelle traduzioni. Quest’ultime sono le attività più ambite che, dopo aver operato per settimane alla custodia delle sezioni, s’impegnano volentieri nei trasporti dei detenuti. Attività che consente di cambiare aria ogni tanto! Con le traduzioni, ben remunerate, si guadagna anche in salute se non ci sono incidenti stradali sul percorso[2]. Discorso a parte va fatto proprio sullo stato di manutenzione dei mezzi di trasporto in dotazione del carcere peligno, il parco macchine è piuttosto datato!

D’altronde, i 5 agenti distaccati dalla scuola di formazione di Fonte D’Amore (frazione di Sulmona) non potevano che essere impiegati per le traduzioni, è complicato destinarli a guardia delle sezioni, non si possono utilizzare per le videoconferenze garantite solo con la presenza di un ufficiale di Polizia giudiziaria, in base a quanto previsto dalla legge. I recenti distaccati possono essere impegnati al blockhouse,allaportineria ealpresidio nuovi giunti dove però gli agenti già assegnati sono per lo più donne, escluse dalla vigilanza nelle sezioni e comunque uomini sotto l’egida del Dpr n° 82 del 1999 (art. 21) che garantisce loro l’esclusione dal servizio nelle sezioni. Con i distaccamenti dalla scuola, in parole povere, diminuisce la rotazione negli incarichi che è invece auspicabile soprattutto per gli agenti operativi nelle sezioni, utile ad alleggerire il lavoro di chi è a stretto contatto con i detenuti destinandoli, per qualche tempo, anche a mansioni più sopportabili e diverse per rendere più accettabile il lavoro quotidiano nell’ambiente carcerario.

L’ultimo concorso nazionale per l’arruolamento dei Poliziotti della Penitenziaria prevede, sempreché tutti gli iscritti superino le selezioni, l’ingresso di un poliziotto nuovo per ogni istituto di pena italiano (in media). Poca cosa rispetto ai bisogni!

Le proposte per venire incontro ai bisogni degli agenti e per garantire condizioni di vita dignitosa ai detenuti dovrebbero essere attivate contestualmente e l’impegno finanziario che imporrebbero non è esoso, potrebbe essere assorbito, in parte, dai fondi previsti dall’Unione europea e in parte dal risparmio che investirebbe il settore già nel breve periodo, se le azioni programmate venissero messe a regime.

1)      Interpello nazionale. Chiesto anche dal vertice dell’istituto peligno in alternativa all’interpello regionale. Sembra opportuno metterlo in campo a prescindere dall’eventualità e dagli esiti di un interpello regionale

2)      Implementazione tecnologica. Attingere dai Fondi Ue e statali):

–          videosorveglianza,

–          messa a punto della sala di regia e automazione di tutti i cancelli della struttura con l’installazione di altre telecamere di videosorveglianza. Implementazione dei servizi di videoconferenze in sostituzione di gran parte delle traduzioni dei detenuti per processi ed udienze di ogni genere e grado.

3)      Impiego dei militari. Progetto di rilancio delle caserme a Sulmona, previsto dall’Amministrazione comunale.

L’Interpello nazionale è una delle possibilità proposte anche dalle organizzazioni sindacali che si sono unite per rappresentare con efficacia le esigenze degli agenti della Polizia penitenziaria di Sulmona.

Il 90% (circa) dei detenuti in Italia è del Meridione così gli agenti arruolati nella Polizia penitenziaria. Eppure, sarà per volontà politica, ma ci si ostina ad investire più per le carceri del Nord. Per gli agenti del Sud non esiste più obbligo di destinazione nei primi 5 anni, così come accadeva nel 1996. Ad oggi però tutte le nuove leve, a prescindere dalla loro origine, vengono inizialmente impegnate soprattutto nelle carceri del Settentrione e potrebbe essere utile cambiare la tendenza. Considerando che nelle movimentazioni di agenti, distaccati da Nord a Sud, sono più di 10 anni che il carcere di Sulmona non viene considerato.

Strano perché moltissimi agenti della valle Peligna, precisamente di Sulmona, sono impegnati nelle carceri del Nord e da tempo hanno fatto domanda di riavvicinamento alle proprie famiglie per lavorare nel carcere di Sulmona. Tutt’ora attendono una risposta! In tutto 149 persone: 127 uomini, 9 donne e tredici tra Ispettori e sovrintendenti. Se anche solo si potesse dare ascolto alla metà di loro, il carcere ovidiano sarebbe già più sicuro e molte delle richieste degli agenti in vertenza sarebbero soddisfatte.

Implementazione della tecnologia. Da una stima approssimata di quanto si otterrebbe nella messa a punto del servizio di video conferenze, in tutte le carceri italiane, il risparmio è evidente e rilevante. Ammonta a circa 10milioni di euro il costo del servizio che la compagnia telefonica garantisce annualmente alle carceri italiane per le videoconferenze. Ogni anno le traduzioni costano allo Stato 60milioni di euro tra agenti e mezzi da impiegare per condurre il detenuto nei luoghi in cui deve essere processato[3]. La riduzione dei viaggi e quindi delle spese e del costo per la manutenzione e il rinnovo dei mezzi, a vantaggio di un sistema tecnologico, eviterebbe altri tagli lineari e immotivati. Li definisce così anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. L’investimento in tecnologia per le carceri permetterebbe un risparmio ragionevole nel settore traduzioni, ma garantirebbe anche la copertura tecnologica di attività che oggi richiedono la presenza fisica degli agenti. Così facendo le Piante organiche potrebbero essere di poco modificate e gli agenti potrebbero essere dirottati nei settori più sensibili e comunque in quelli dove la tecnologia è esclusa. Un investimento del genere sarebbe un passo avanti per il carcere di Sulmona, come per le altre realtà detentive, soprattutto se si potesse implementare il servizio di videoconferenze già garantito nelle 5 sale messe a disposizione nel penitenziario peligno che richiedono la presenza di un sottoufficiale per ogni sala conferenza messa a disposizione del detenuto, con qualche agente di guardia nel reparto in cui si svolgono queste attività. Poca cosa rispetto all’impegno economico richiesto da una singola traduzione, considerando che ogni scorta prevede un minimo di 4 agenti impegnati cui deve aggiungersi un Assistente capo o un sottoufficiale a guida del gruppo. Si risparmierebbero pressappoco 40milioni di euro che potrebbero essere investiti anche nel riequilibrio delle piante organiche. Gli altri aspetti dell’implementazione, messi in pratica, garantiscono l’impiego di agenti in settori altrimenti sguarniti di personale. Es: se non occorre più aprire a mano i cancelli, l’addetto potrebbe vigilare sui corridoi sguarniti di telecamere. Se poi nelle aree interne, sui passaggio più sensibili vengono installate delle telecamere di sorveglianza, la sentinella può essere impegnata altrove, in un’area dove la tecnologia è impensabile.

Per l’impiego di militari, tutto è rimesso alla buona volontà dell’Amministrazione comunale di Sulmona, intenta a recuperare il valore e l’importanza delle caserme la cui vivacità è stata persa con gli anni, mano a mano. Le istituzioni sulmonesi dovrebbero aver preso i primi contatti con il Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, per avviare un nuovo discorso sul territorio e riattivare così un’altra fetta dell’economia locale andata smarrita. A prescindere da questo progetto, i militari di stanza all’Aquila potrebbero cominciare ad essere impiegati anche per la vigilanza esterna del penitenziario ovidiano. Non mancano dubbi nell’affidare la vigilanza esterna della struttura a corpi di polizia che si dedicano ad attività ben diverse da quelle richieste per una struttura carceraria, dal discorso sono esclusi Polizia di Stato ed Arma dei Carabinieri. Maria Trozzi


[1] L’ampliamento del carcere di Sulmona sarebbe dovuto partire i primi di Marzo. All’apertura del cantiere sembra accompagnarsi l’idea di far lavorare anche i detenuti di Sulmona. La Fillea è contrattualmente coinvolta nell’impresa con il Protocollo di Legalità, già sottoscritto in Prefettura, e la Contrattazione di anticipo con l’impresa aggiudicataria che regolerà le condizioni di lavoro per l’importante appalto. Sono previsti 400 giorni di lavoro per l’opera, occorreranno un anno e tre mesi per realizzare il nuovo blocco della struttura carceraria http://www.quiquotidiano.it/?p=34405

[2] A dir poco vetusto ed obsoleto il furgone blindato ribaltatosi in Basilicata, all’altezza di Melfi sulla strada statale, nell’incidente stradale (24.3.2014) in cui sono rimasti coinvolti e feriti 5 agenti della Penitenziaria di Sulmona, di scorta ad un detenuto As1 destinato a Potenza. Il veicolo era stato preso in prestito dal carcere di l’Aquila perché il blindato sulmonese era in riparazione in un’officina di Cosenza. Il giorno prima, il 23 Marzo 2014, durante una traduzione in Calabria il mezzo ha avuto un guasto all’alternatore. Attualmente il parco macchine del carcere Peligno è piuttosto sguarnito, così quello di L’Aquila.

[3] Solo per rendere l’idea. Una traduzione in Sicilia, per Catania, costa allo Stato non meno di 5mila euro tra mezzi e agenti da impiegare. mariatrozzi@gmail.com

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Questa voce è stata pubblicata il 05/04/2013 da in Edicola con tag , , , , , , , , , .

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