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Benvenuti su Marte. Se attingete citate l'autore: Maria Trozzi

L’Aquila tutta da ricostruire a 4 anni dal sisma

Foto Maria Trozzi

Manifestazione L’Aquila 23.3.2013
Foto Maria Trozzi

Maria Trozzi

Ornamenti, scritte alle pareti, chiavi alle transenne e nastri di sicurezza ad infiocchettare la strada principale. Solennizza l’Aquila e con il sacro rito della festa celebra la Non ricostruzione. La piazza si riempie del Popolo delle carriole assorbito anche dal Comitato 3 e 32. Su quelle strade stregate si radunano mano a mano i rappresentanti delle diverse organizzazioni che in questi anni si sono battute per la ricostruzione. I manifestanti sono decisi al proprio riscatto civile, prima della musica e dello show serale, procedono per le vie del centro a testimoniare il disastro. Tra i partecipanti non manca il Consigliere regionale Giovanni D’Amico.

Il Ministro per la Coesione Territoriale Fabrizio Barca annuncia solennemente che il 21 marzo 2013 parte la ricostruzione, ma a due passi dal ministro la città è ferma e squarciata da un pezzo! Un capoluogo di regione morto dopo il cataclisma tellurico! L’Aquila è tutta puntellata, a quattro anni dal terremoto è ancora da ricostruire. Stiepidita dalla brezza marzolina è ancora tutta intabarrata. Ovunque impalcature con miliardi di nodi e milioni di tubi ossidati che l’appesantiscono. Un palcoscenico ferale è montato sul quartiere san Pietro, qualche cane ossuto a calcare le scene dei cantieri fantasma, roccaforti col drappo da conquista, come una crociata in terra santa! Arazzi sbiaditi sui varchi e le chiese tappezzate d’insegne d’imprese edili. Lenzuoloni a vista su palazzi e all’ingresso di piazze e strade. Città coperta, sfruttata, sconfitta e infiacchita. S’allungano al cielo le paresi dei bracci meccanici che dall’appoggio al reale rapace poi ne hanno reciso il volo. Dentro la gabbietta della Zona rossa ancora cumuli di macerie, insiste a guardia qualche anziano del posto. Un tratto di corso Vittorio Emanuele è di nuovo transennato dopo l’ultima scossa, i muri sgretolano e la storia di una città sbriciola come il pane. I tiranti cedono, li senti schioccare al timido raggio di sole che su questi si stende. I muri rimpinzati di pioggia storcono i caratteri delle scritte alle pareti e sovraccaricano i sostegni. Ricostruzione che comincia da zero, da capo, di nuovo, ma dopotutto è partita. Ricostruzione che rallentata per mancanza di fondi, s’arena,  riparte a velocità ridotta e si rispegne. Spenta, nel 2011 si riferma e nel 2012 ancora, lasciando che il tutto ristagni per qualche annetto. Cercano locuzioni nuove i governanti che non sanno più che parole pigliare per rendere credibili le promesse. il Crono programma da oggi è la nuova formula di ricostruzione che appassiona e coinvolge anche le frazioni del cratere. Una manciata d’anni ancora per dare speranza, mentre ci si attrezza a suon d’inganni. E l’Aquila è ancora disposta ad ascoltare, a credere e sperare? L’Aquila non sa più che fare delle chiacchiere e delle visite di cortesia. Fotografare un vasto cimitero dà un grande senso di angoscia così come disarma la cieca volontà della politica italiana. Il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente temporeggia su piazza del Popolo e alla fine saluta qualche manifestante. Dalla gru in alto si potrebbero ammirare i monti dell’Appennino centrale e oltre i ponti dell’autostrada a discendere all’inferno, la morfologia si allunga e la piaga dilaga, a Roma i monumenti sono interi e pieni di grazia e a piazza del Popolo per chi o cosa si manifesta?

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