Report Approfondimenti

Benvenuti su Marte. Se attingete citate l'autore: Maria Trozzi

Punto d’incontro sulle Nascite

Pima

Vignetta a cura di Mario Pizzola

Maria Trozzi

Da marzo 2012 hanno deciso di chiudere i Punti nascite dgli ospedali di Sulmona, Penne e Sant’Omero, decisione immediatamente esecutiva che sarà estesa anche all’ospedale di Ortona. Resteranno attivi i Punti nascite di Chieti, Teramo, L’Aquila e Pescara, Lanciano, Vasto, Avezzano e Teramo 2 (Atri e Giulianova) e non è escluso che in un futuro, non tanto lontano, i punti nascite in regione siano ridotti a 6, cioè quelli dei capoluoghi più Avezzano e Teramo 2.
La subcommissaria alla Sanità Giovanna Baraldi dice che queste scelte non dipendono dalla struttura commissariale, ma dalla legge Fazio, il Ministro della salute del precedente governo. Secondo il piano, debbono chiudere i punti nascita sotto i 1000 parti l’anno “perché numeri inferiori non assicurano un parto in sicurezza” dichiara la sub-commissaria Baraldi convinta che solo un reparto neonatale possa garantire sicurezza nel parto. Cioè gli ospedali piccoli non potrebbero assicurare rianimazione, sangue e terapie intensive!

Una sola risposta, se è davvero una questione di sicurezza, ci si chiede quale sicurezza si possa garantire ad una donna del Centro Abruzzo nei casi d’urgenza o imprevedibilità che possono manifrestarsi in ciascuno dei 9 mesi di gravidanza. Se la partoriente e la donna in cinta devono viaggiare per il soccorso al nascituro che senso ha un reparto neonatale specializzato nel capoluogo, a centinaia di chilometri di distanza, rischiando per sè e per il neonato? Immaginarsi poi con gli inverni rigidi dell’Alto Sangro o del Comprensorio Peligno, le vie di comunicazione che saltano e le vie di collegamento così trascurate da far rabbrividire anche un pilota di Formula 1! Colpa della crisi e dei tagli, le uniche a rimetterci però sono solo le donne in gravidanza, destinate a soffrire fino all’estremo, su cui pesa una spesa che in Regione devono ridurre per gli eccessi e la pessima amministrazione. Non si spiega quale risparmio possa esserci, per la Asl, se dall’Alto Sangro scelgono di partorire in Molise. All’Abruzzo il servizio fuori regione costerebbe il triplo e anche se non venisse riconosciuto, coperto dalla Asl e per disposizione di legge, s’impedirebbe così alla donna di decidere dove partorire. Raggiungere i grandi ospedali non rassicura affatto, attualmente parte di quello aquilano è operativo nei container e il soffitto del pronto soccorso è in pessime condizioni. Si “promette” di migliorare il servizio di trasporto per la partoriente o di garantire un nuovo ospedale a Sulmona. Non si vive però di sole promesse e di sola speranza e dalla Asl non c’è garanzia sui fondi che sarebbero stati stanziati o previsti per intenzioni del genere. A rischio sono 4 ospedali, ad Ortona si viaggia su poco più di 500 nascite e a Sulmona sono stati raggiunti 430 parti l’anno scorso. Il dato è fortemente in crescita dal 2008 in valle Peligna che da tempo chiede di far rientrare i reparti del Santissima Annunziata tra le eccezioni in deroga proprio perchè morfologia e difficoltà di collegamento dal Centro Abruzzo non sono da sottovalutare (in Trentino c’è un Punto Nascite ogni 30 chilometri). Nei Comprensori Peligno e Sangrino non si può decidere sulla base dei numeri che finiscono per arrogarsi il ruolo di principi nel Piano di Riordino della sanità della Regione e dei tagli della Spending review, principi numerici che ispirano le singolari scelte del governatore Gianni Chiodi e della Baraldi.

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