Report Approfondimenti

Benvenuti su Marte. Se attingete citate l'autore: Maria Trozzi

SNAM CHIAMA ALLE ARMI I COSTRUTTORI LOCALI

Zitti tutti, comanda la multinazionale

Foto Maria Trozzi

Tutto sembra deciso già prima che il Ministero si pronunci sull’opera strategica

Non solo sarà costruita la centrale di spinta a Case Pente a Sulmona (Aq), ma persino il gasdotto Brindisi Minerbio si farà. Perché? Semplice, perché decide Snam! La multinazionale porta avanti il progetto e si prepara alle grandi manovre chiamando alle armi i costruttori, interessati a partecipare ad alcune fasi del progetto, attraverso l’Ance di L’Aquila. Contro la volontà popolare, al di là delle risoluzioni, delle interrogazioni delle delibere approvate all’unanimità la procedura va avanti. Sono a repentaglio proprio i territori classificati a massimo rischio sismico da marchiare con 687 chilometri di tubi del gasdotto, per il passaggio. Multinazionale sorda al No dei Peligni che hanno già sacrificato, per il bene della Nazione, gran parte del loro territorio con altri due metanodotti operativi in valle. Indifferente all’impatto ambientale che il Centro Abruzzo dovrà subire perché la centrale di compressione del gas emette agenti inquinanti, precursori di particolato e cioè polveri sottili che gli abitanti dovranno respirare e respirare, senza via di fuga. Sono le polveri dei mali incurabili per i quali la Regione non prevede ancora nemmeno un osservatorio per il monitoraggio, mancano analisi e studi accurati. L’Abruzzo è condannato, l’Abruzzo sta morendo ed è meglio non svelare la cagione dei suoi mali? Nel cuore della regione stanno per piantare un’enorme marmitta, alle falde del Morrone, la centrale accentuerebbe nella valle l’effetto camera a gas, colpa dell’inversione termica cui è soggetta la conca Peligna riparata dalle montagne più alte della catena degli Appennini (Majella e Morrone). “La valle Peligna non è il luogo per alloggiare una centrale di tal fatta che avrebbe conseguenze gravi per la salute” insistono centinaia di medici, operatori sanitarie e i Comitati per l’ambiente. L’aria ristagna in valle e le polveri della centrale causerebbero non pochi problemi di salute e danni all’ambiente. Passando sopra la legge regionale sulla qualità dell’aria, all’ingresso del Parco della Maiella, la multinazionale si mette contro il dettato della nuova disposizione regionale, una legge che stabilisce l’incompatibilità tra zone sismiche di grado uno e grandi metanodotti con annesse centrali di compressione. Il Consiglio regionale nega dunque la realizzazione della mega struttura, ma la Snam se ne frega. Presto, sembra, potrebbe ottenere un’altra via di fuga, quella negata ai Peligni: “Il timore è che la recente legge regionale possa essere impugnata” avvisano i parlamentari. Buttando al macero ogni cosa, la Snam ha deciso il destino della valle Peligna, dell’Abruzzo, dell’Umbria, della Marche e dell’Emilia Romagna. Tutto è già segnato ancor prima della Conferenza di servizi, ancor prima del tavolo promesso per consentire alle realtà coinvolte dal progetto di presentare proposte in merito allo spostamento del tracciato sul mare. E’ tutto pronto, dopo il tavolo farsa in cui, presi alla sprovvista sparuti e intimoriti, i rappresentati istituzionali non sono stati in grado d’imporre un secco No alla Snam e al Ministero, è mancato il coraggio a combattere, con le unghie e con i denti, per il territorio e contro il colosso che vuole realizzare l’opera. E’ stata così spianata la strada alla fase conclusiva  per l’autorizzazione della centrale di spinta e compressione del gas, il cui progetto è stato diviso, stranamente, da quello dal mega gasdotto. Quest’ultimo viene equiparato da Antonio Sorgi, Dirigente regionale, ai tubi che portano il gas nelle case. Spacciandolo per un’opera di urbanizzazione, il progetto scampa un altro importante passaggio, quello sulla conformità urbanistica. La centrale stessa diventa così opera assimilata al gasdotto. E’ noto che il metanodotto trasporterà il gas a Nord solo per trarre profitto rivendendolo all’Europa. Il fabbisogno di gas in Italia è di circa 85 miliardi di mᶾ e gli impianti esistenti nella penisola hanno una capacità di 107 miliardi di mᶾ l’anno. Le infrastrutture bastano e avanzano e un altro gasdotto, quello Adriatico da realizzare sulla dorsale Appenninica, non ha nulla a che fare con l’emergenza gas dell’inverno. Che sia chiaro: il fabbisogno di gas è un conto, l’infrastruttura è un altro. Tutto è già deciso, ancor prima della Conferenza di servizi per il parere definitivo sull’opera, incontro non ancora fissato e per il quale è stata avviata la procedura. La società di trasporto del gas dà per scontato che il Ministero dello Sviluppo economico si pronuncerà a suo favore e si porta avanti con i lavori. E’ del 22 giugno l’avviso alle imprese edili a partecipare alla realizzazione delle opere esterne del progetto Snam. In una lettera Francesco Manni, direttore dell’Ance L’Aquila (Associazione nazionale costruttori), informa le imprese associate che, se interessate, devono certificarsi secondo le regole della Snam: “Il Consiglio direttivo ha incontrato i vertici Snam rete gas che, come noto, hanno l’incarico per la realizzazione del metanodotto in Valle Peligna e della centrale di compressione e spinta del gas metano a Sulmona. Le suddette opere hanno ricadute economiche positive per il nostro settore per cui le imprese che volessero collaborare con la società ..che esternalizza tutti i lavori di scavi, impianti, pavimentazioni, noli, opere a verde, devono certificarsi secondo le regole tracciate dalla società”. Zitti tutti, giù la testa, in ginocchio, giù per terra, comanda Snam!

Maria Trozzi

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